FORTIFICAZIONI DI SAN GIORGIO (1838-40)

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Le fortificazioni di San Giorgio comprendono la rondella veneziana (attuale sede delle serre comunali), la veneziana porta Trento, completata dagli austriaci nella facciata verso la chiesa, e il rivellino, complessa fortificazione a difesa di porta Trento.


Si tratta di una delle opere più complesse e imponenti progettate da Franz von Scholl, ufficiale e architetto militare asburgico. Articolata in più strutture (traversa, blockhaus, galleria di controscarpa, locali di servizio e magazzini, rondella, fossato), venne concepita per il controllo e la difesa sia della strada postale per il Tirolo che del corso del fiume Adige mediante una torretta con cannoniera e fucilerie in barbetta (nel piano superiore scoperto), con la funzione di  controllare il letto del fiume fino a Castelvecchio.


Alle opere affioranti, si aggiunge la struttura interrata in diversi periodi: a seguito dei lavori di rifacimento e ammodernamento del lungadige (1934-36), all’interramento del fossato attorno  alla rondella veneziana, nonché al riempimento parziale del fossato antistante la traversa e il rivellino, dopo i bombardamenti dell’ultima guerra, con terra e materiale di risulta.


L’estremità della traversa più vicina all’Adige presenta una struttura a semicerchio, detta  caponiera, munita di feritoie per fucilerie. Dal piano interrato si accede, per una serie di locali, alla poterna che conduce, attraversando il fossato, alla lunga galleria di controscarpa pensata per la difesa, mediante fucilerie, dell’area del vallo e delle fortificazioni. La galleria costruita in pietra delle colline di Quinzano (calcare marnoso fossilifero eocenico, usato in tutto il complesso del forte), presenta volte in cotto, feritoie per fucilieri e bocche di lupo per l’aerazione.

Il primo tratto della galleria si estende dalla riva del fiume fino a porta Trento, e si sviluppa lungo la curva del vallo per circa 200 metri. In prossimità della porta la galleria si articola in locali e una piccola stanza (blockhaus) con uscita sul fossato (ora visibile solo dall’interno) per permettere le sortite improvvise dei soldati nel vallo e all’esterno della porta stessa. La galleria prosegue quindi parallela al fossato antistante porta Trento circondando poi la rondella veneziana. Al termine, una casamatta completamente interrata (blockhaus), sotto il tratto iniziale di via Ippolito Nievo. Quest’ultima struttura, in discreto stato di conservazione, era provvista, oltre che di fucilerie, di una postazione cannoniera per controllare la strada della Valdonega.


Nello sviluppo complessivo della galleria di controscarpa sono stimabili circa 200 postazioni per fucilerie. L’armamento del bastione di San Giorgio, così come riportato nelle mappe austriache dell’epoca, comprendeva 6 cannoni sul rivellino, 2 sulla cortina e 4 sulla rondella. La dotazione di soldati in caso di guerra prevedeva 300 fanti e 16 artiglieri, mentre la capacità totale del forte era di 600 uomini. Le riserve di munizioni consistevano in 24.000 kg di polvere nera per il rivellino e 6.500 kg per la rondella.


Va infine ricordato che le acque del Lorì, che da Avesa venivano incanalate fino a Verona, erano utilizzate per il fabbisogno idrico del complesso mediante una canaletta  pensile andata distrutta (è tuttora visibile l’ingresso nel muro veneziano lungo via Ippolito Nievo).


Le fortificazioni di San Giorgio vennero utilizzate quale rifugio per la popolazione nel periodo dei bombardamenti sulla città durante la seconda Guerra Mondiale, e dopo il conflitto, quale abitazione precaria per gli sfollati